Il latte materno non solo ha caratteristiche nutrizionali uniche e aiuta il sistema immunitario dei neonati, ma permette anche una continua comunicazione tra madre e figlio, trasferendo informazioni importanti come l’alternanza tra notte e giorno. A spiegarlo è la Società italiana di neonatologia, che sottolinea anche l’importanza del ruolo paterno nella pratica dell’allattamento. Scopri di più!

I numeri dell’allattamento materno in Italia

L’allattamento è sostenuto da tutte le Società scientifiche dell’area perinatale e raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Unione Europea e dal Ministero della Salute. È raccomandato come esclusivo per i primi sei mesi di vita, mantenendolo anche durante l’introduzione di cibi semisolidi e solidi e, in base alle esigenze e alla volontà di madre e bambino, anche fino ai 2 anni di vita e oltre. Oggi, in Italia, poco meno della metà, il 46,7% dei bambini di 2-3 mesi di vita, viene allattato in maniera esclusiva, con una notevole variabilità regionale. Stando ai numeri diffusi dal documento “Sorveglianza bambini 0-2 anni” dell’ISS, l’allattamento esclusivo si riduce, poi, sensibilmente nella fascia 4-5 mesi.

I benefici del latte materno

Il latte materno rappresenta l’alimento di prima scelta per il neonato per crescere e svilupparsi in salute a breve e a lungo termine. Infatti, il latte della mamma non solo ha peculiari caratteristiche nutrizionali, ma anche una ricchezza in fattori bioattivi, che permette una continua e intima comunicazione anche bioumorale tra madre e figlio. Le sostanze bioattive presenti all’interno del latte materno rivestono particolare importanza nel corretto funzionamento del sistema immunitario di mamma e neonato fin dai primi giorni di vita. Tra i componenti bioattivi del latte materno su cui la ricerca scientifica si è concentrata negli ultimi anni ci sono le cellule staminali e gli ormoni, in grado di intervenire nel programming di diversi outcome di salute come, ad esempio, nella promozione dello sviluppo di un corretto ritmo circadiano, le cui alterazioni si associano ad un aumentato rischio a distanza di una serie di problematiche, quali deficit immunitari, metabolici, cardiovascolari, gastrointestinali.

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Il latte materno aiuta a stabilire e mantenere i ritmi circadiani

Durante la vita intrauterina, il feto riceve riferimenti temporali tramite i ritmi circadiani, fisiologici, metabolici e comportamentali della madre. Alla nascita, questa variabilità viene bruscamente interrotta, ma la natura ci offre uno strumento quale il latte materno per comunicare al neonato le informazioni sull’alternarsi del giorno e della notte. Il latte materno è un sistema biologico estremamente complesso e dinamico: la sua composizione non varia soltanto di giorno in giorno, ma anche nell’arco di una stessa giornata in base a fattori materni, neonatali e fisiologici. Le concentrazioni degli ormoni nel latte materno riflettono quelle del plasma della mamma, seguendo il ritmo circadiano. Questa variabilità riflette il principio della crononutrizione, secondo cui bisognerebbe adeguare la nutrizione in base all’orologio biologico dell’individuo, affinché si consumi l’alimento ottimale per quel particolare momento della giornata. Gli ormoni, una volta assorbiti a livello intestinale, raggiungono il neonato dove estrinsecano la loro funzione. Il latte secreto nelle prime ore della mattina è ricco di cortisolo e aminoacidi “activity-promoting”, che stimolano uno stato di veglia nel neonato. Il latte delle ore notturne, invece, presenta alte concentrazioni di melatonina e triptofano che promuovono il sonno.

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L’importanza dei papà

“La neofamiglia nella sua interezza rappresenta una vera e propria squadra a tutela della naturale pratica dell’allattamento”, afferma il Dott. Luigi Orfeo, Presidente della SIN. “Il papà, figura spesso considerata di secondo piano per l’allattamento, ha, invece, un ruolo fondamentale, sia in gravidanza, che alla nascita e nel post-partum, nel garantire il benessere di mamma e neonato”. Il ruolo paterno in questa delicata fase di adattamento familiare si concretizza nel sostegno pratico ed emotivo, nella rassicurazione e nel contenimento di dubbi e preoccupazioni, in modo da rafforzare la motivazione e la fiducia della madre ad allattare. Inoltre, il papà funge da importante “filtro” dalle interferenze negative provenienti dal mondo esterno alla triade, proteggendola. In più, la presenza del padre, sia nella nascita a termine, fisiologica, sia – e a maggior ragione – durante un possibile ricovero in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), agevola la costruzione dei legami familiari, anche attraverso il contatto pelle-apelle e le prime azioni di cura primaria, dimostrando alla madre il coinvolgimento paterno nell’ambito di un progetto genitoriale concretamente comune e, in sostanza, facilitando il benessere psico-fisico materno.